La Sindrome di De Quervain

Nov 23, 2025 | Articoli, Ecografia Interventistica, News

Detta anche “tenosinovite stenosante del primo compartimento dorsale del polso” si tratta di una tendinopatia “da sovraccarico”, dove i movimenti ripetitivi di polso e pollice (sollevare un neonato, usare mouse e smartphone, lavori manuali ripetitivi, sport o attività domestiche) favoriscono un ispessimento della guaina sinoviale e del retinacolo che avvolgono i tendini. Lo spazio anatomico di scorrimento tendineo si riduce e i tendini vengono “strozzati”, con dolore vivo durante il movimento.

La sindrome è più frequente nelle donne tra i 30 e i 50 anni e nel periodo post-partum (“polso della mamma”), ma può interessare chiunque esegua gesti ripetitivi di presa e torsione del polso.

Sintomi e diagnosi

I disturbi tipici sono dolore e talvolta gonfiore alla base del pollice, difficoltà a stringere, afferrare o sollevare pesi, perdita di forza e dolore “a scossa” quando si devìa il polso verso il mignolo. Il dolore può irradiarsi verso l’avambraccio.

In ambulatorio il medico esegue alcuni test clinici, in particolare il test di Finkelstein: si flette il pollice nel palmo, si chiudono le dita a pugno e si inclina il polso verso il lato ulnare; la comparsa di un forte dolore sul versante radiale del polso suggerisce la diagnosi. Va ricordato che il test, da solo, non è perfetto e può dare qualche falso positivo o negativo, per cui va sempre interpretato nel contesto della visita clinica con supporto ecografico.

L’ecografia muscolo-tendinea è l’esame di scelta: consente di visualizzare l’ispessimento della guaina, la presenza di liquido, nodularità, e soprattutto eventuali setti che dividono in due il compartimento (ad esempio un canale separato per l’estensore breve del pollice), informazione fondamentale per una corretta terapia infiltrativa.

Trattamento conservativo

Nelle fasi iniziali si interviene con misure conservative:

  • riduzione dei gesti ripetitivi e modifica delle posture lavorative;
  • uso di un tutore tipo “thumb spica” che immobilizzi polso e base del pollice per alcune settimane
  • farmaci antinfiammatori (FANS) per via sistemica o topica
  • fisioterapia mirata, con esercizi di mobilizzazione controllata, stretching e terapia fisica

Quando il dolore persiste o limita in modo importante le attività quotidiane, il passo successivo è spesso rappresentato dalla terapia infiltrativa ecoguidata

Il ruolo della terapia infiltrativa

Le infiltrazioni di corticosteroidi all’interno della guaina tendinea sono oggi considerate uno dei trattamenti più efficaci per la sindrome di De Quervain, spesso prima di arrivare all’intervento chirurgico.

Uno studio randomizzato in medicina generale ha mostrato che una o due infiltrazioni locali di triamcinolone portano a un netto miglioramento di dolore e funzione nel breve termine e mantengono l’effetto in molti pazienti fino a 12 mesi.

L’azione del corticosteroide riduce l’infiammazione locale, il volume dei tessuti ispessiti e la frizione dei tendini, permettendo di recuperare scorrimento indolore e funzionalità.

Infiltrazioni di ossigeno-ozono (O₂–O₃)

In alcuni centri specializzati, accanto alle infiltrazioni cortisoniche tradizionali, viene presa in considerazione anche la terapia infiltrativa con miscela di ossigeno-ozono. L’O₂–O₃ possiede un’azione antinfiammatoria e analgesica mediata da un lieve stress ossidativo controllato che modula le citochine pro-infiammatorie, migliora il microcircolo locale e favorisce i processi riparativi tissutali. Studi osservazionali e case report hanno documentato una riduzione del dolore e un recupero funzionale in diverse tendinopatie e, in particolare, anche in pazienti con sindrome di De Quervain trattati con infiltrazioni mirate nel primo compartimento estensorio.

Infiltrazioni di acido ialuronico

Un’altra opzione che sta suscitando crescente interesse è rappresentata dalle infiltrazioni di acido ialuronico.

L’acido ialuronico agisce principalmente come lubrificante e “spacer” biologico, migliorando lo scorrimento dei tendini contro il retinacolo e riducendo l’attrito meccanico responsabile del dolore. Studi clinici su infiltrazioni eco-guidate hanno mostrato che l’aggiunta di HA alla miscela infiltrativa può migliorare gli esiti a medio termine e ridurre il tasso di recidiva rispetto al solo steroide, mentre dati biomeccanici su modelli cadaverici confermano una riduzione significativa dell’attrito all’interno del compartimento dopo trattamento con acido ialuronico.

Perché è importante che l’infiltrazione sia eco-guidata

Nel primo compartimento dorsale del polso possono esistere setti fibrosi che dividono lo spazio in due o più sottocanali; in questi casi un’infiltrazione “a mano libera” rischia di raggiungere solo una parte dei tendini, lasciando l’altra non trattata.

Le infiltrazioni eco-guidate sfruttano l’ecografia in tempo reale per:

  • identificare con precisione i tendini interessati e le eventuali divisioni del compartimento
  • guidare l’ago all’interno della guaina corretta, evitando strutture vascolo-nervose
  • verificare la diffusione del farmaco attorno ai tendini

Una recente revisione sistematica su oltre 370 polsi trattati ha mostrato che l’infiltrazione eco-guidata porta a circa il 74% di completa risoluzione dei sintomi, con percentuali significativamente migliori e dolore residuo minore rispetto alla tecnica basata solo su repere anatomico.

Studi comparativi suggeriscono inoltre che, in molti casi, una corretta infiltrazione ecoguidata può offrire risultati sovrapponibili allo sbrigliamento chirurgico del compartimento, ma con minore invasività, tempi di recupero più rapidi e assenza di cicatrici chirurgiche.

Come si svolge una infiltrazione eco-guidata

La procedura viene eseguita in ambulatorio da un medico esperto in ecografia muscolo-scheletrica e terapia infiltrativa. Il paziente è seduto o supino, con il polso appoggiato e leggermente deviato. Dopo disinfezione accurata della cute, si applica il gel ecografico e si posiziona la sonda sul lato radiale del polso per visualizzare i tendini coinvolti.

Un ago sottile viene inserito seguendo il percorso visualizzato sul monitor fino all’interno della guaina tendinea; quindi si inietta una piccola quantità di anestetico locale associato a corticosteroide a lunga durata d’azione / ossigeno-ozono / acido ialuronico. L’esame dura in genere 10–15 minuti e al termine viene applicato un semplice cerotto.

È normale avvertire un leggero fastidio nelle prime 24–48 ore (cosiddetto “steroid flare”), che si controlla con ghiaccio locale e analgesici se necessari. Complicanze serie sono rare ma possono includere atrofia del tessuto adiposo sottocutaneo, depigmentazione cutanea o, molto raramente, rottura tendinea e infezione, motivo per cui la procedura va sempre eseguita da operatori esperti.

Di solito si consiglia di limitare i carichi per alcuni giorni e di proseguire con un tutore e con un programma di fisioterapia per consolidare il risultato.

Conclusioni

La sindrome di De Quervain è una patologia frequente ma curabile, che se non trattata può limitare in modo significativo le attività quotidiane e lavorative. Un inquadramento tempestivo e accurato con visita specialistica ed ecografia consente di impostare un percorso personalizzato che va dal riposo funzionale e fisioterapia fino alla infiltrazione eco-guidata, oggi considerata uno strumento centrale per controllare il dolore e recuperare funzione senza ricorrere alla chirurgia.

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